Le origini

La Bio-Olmetto nasce come azienda familiare produttrice di frutta, verdura, cereali e legumi. Anche se ha storia recente come istituzione, ha un’antica e gloriosa storia per tradizione agricola. L’azienda è situata in una zona resa prospera da una fitta rete di canalizzazioni che portano acqua con regolarità e sistematicità a ogni singolo appezzamento di terra. I canali del Vercellese sono una delle più interessanti interazioni fra natura e umanità, improntate al rispetto e al miglior uso delle risorse naturali. Le acque delle Alpi, che restano innevate tutto l’anno, sarebbero inerti se l’ingegneria umana non avesse pensato di incanalarle per vitalizzare terreni altrimenti soggetti a regolare siccità in estate. Alla fine del ‘600 il Naviglio d’Ivrea, ideato per scopi militari, venne convertito in canale agricolo. La prosperità che ne derivò richiamò dalle terre circostanti lavoratori che si stabilirono nella zona coltivandone i terreni. Gli Ardissino (in origine De Ardicino) scesero infatti intorno al 1680 da Romano Canavese, si insediarono in quella che allora, come oggi, si chiamava Brusà (bruciata forse per indicare una terra secca, come era prima dell’irrigazione). Rimasero agricoltori per i due secoli successivi in varie zone di Cigliano, fino ad insediarsi all’inizio del ‘900 nella frazione Petiva, dove acquisirono la proprietà del conte Federico Pastoris, dopo che l’unico figlio Tancredi era morto. Luigi Ardissino guidò la famiglia e gli otto figli attraverso le alterne vicende del ‘900, lasciando a tutti un’azienda agricola. Di questi l’ultimo, Luigi (omonimo del padre) con la moglie Rosa Cerutti della frazione Olmetto, diede alla sua attività un’impronta moderna, accogliendo nuove culture come asparagi, zucchini e kiwi, al posto dei tradizionali fagioli e cereali. Abolì anche, con grande sofferenza, la stalla a cui era molto affezionato e che gli aveva dato soddisfazioni (i suoi tori erano spesso acquisiti dall’Istituto Zooprofilattico di Torino per l’inseminazione artificiale) ma che le politiche europee condannavano a essere improduttiva. I figli uniti, pur dedicandosi ad altre professioni, hanno continuato l’eredità paterna principalmente focalizzandosi sulla produzione di kiwi (quasi 3000 piante) e poche altre colture tradizionali (inclusi impianti di noceti da legname). Con Maria Elena Dimas (moglie di Massimo) hanno iniziato la coltivazione biologica ed hanno esportano il loro prodotto in diversi paesi europei. Negli ultimi anni gli Ardissino si sono anche concentrati su strategie finalizzate ad avvicinare il produttore al consumatore finale (con benefici di riduzione dei costi su un versante e maggior guadagni sull’altro) oltre ad un miglioramento della qualita’ dei prodotti al consumo. Infine l’utilizzo di materiali altamente biocompatibili e la riduzione, al minimo indispensabile, dell’utilizzo di materiali per imballaggio (particolarmente la plastica) sono altri elementi che caratterizzano l’attivita’ dell’Azienda Agricola Bio-Olmetto.

 

La parte dell’Azienda dedicata alla produzione dei kiwi, e' composta da 2 appezzamenti corrispondenti alla cascina di Rosa Cerutti (a sinistra) e di Luigi Pietro (a destra) e si compone complessivamente di quasi 3000 piante da frutto.
The farm devoted to the production of kiwifruit with almost 3000 plants

Il Naviglio d'Ivrea / The “Naviglio d’Ivrea” Channel

L'albero genealogico dei "de Ardicino” nel XVII secolo
The genealogic tree of the “De Ardicino” family during the XVII century

Luigi Ardissino nato nel/born in 1868

Luigi Pietro Ardissino (detto Piero) e Rosa Cerutti in viaggio di nozze nel 1950
Luigi Pietro Ardissino and Rosa Cerutti in Rome in 1950

Erminia, Gianluigi, Massimo and Diego

I kiwi in pianta / The kiwifruit trees

La raccolta dei kiwi / The kiwifruit harvesting

The origins

Bio-Olmetto is a family-owned farm with a long-lasting history and tradition, that now mainly produces organic fruit. It is located in the northern Italian province of Vercelli in Piedmont, an area that is characterised by a dense network of irrigation channels that reflect the inhabitants’ respectful use of natural resources.

This work of human engineering allows the water abundantly flowing from the Alps, to be used to revitalise the land, particularly during the typically hot and dry summers.

For example, the “Naviglio d’Ivrea”, which was originally built in late 1400 for military use, was adapted for agricultural purposes during the XVII century, thus attracting a number of families from nearby villages to establish farms in what had become a prosperously fertile area.

One of these was the Ardissino family (originally called De Ardicino) from Romano Canavese, which first settled in what is still called “Brusà” (“burned”, perhaps to indicate the dryness of the land before water became available).

The Ardissino family remained farmers for the next three centuries and, after moving to various places in Cigliano, finally settled in Petiva where they acquired the property of Count Federico Pastoris when his only son died.

Luigi Ardissino (born in 1868) guided his family with its eight siblings through the alternating events of the XX century, providing each of his children with a farm.

His younger son, Luigi Pietro (born in 1916) with his wife Rosa Cerutti, introduced modern methods and experimented with the cultivation of new crops such as asparagus, zucchini and kiwifruit instead of the more traditional grain and bean.

The EU policies forced him to abandon the animal husbandry to which he was particularly attached. His four children (Erminia, Diego, Massimo and Gianluigi), although engaged in very different professions, have taken over the family heritage and now concentrate on producing kiwifruit and a few other crops.

Together with Maria Elena Dimas (Massimo's wife), they embraced organic farming techniques in the early 1990s and started exporting their products to a number of European countries.

More recently, they have enriched their farming activities with new tools and ideas, including the strategy of bringing the final consumers closer to the producer, the use of highly biocompatible material and the saving of unnecessary packaging (particularly plastic) material.